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Modanatura in 3D, Palazzo dei Gonzaga a Mantova

Una coscienza che visualizza e pensa in tre dimensioni. Una condizione per nulla scontata e comune tanto da far dire ad Adolf Loos nel 1913 «sono pochi gli architetti che oggi lo sanno fare». A riguardo la geometria descrittiva rimane essenziale. Le tecnologie di modellazione digitale, gli elaboratori elettronici hanno però supportato, facilitato e rivoluzionato in maniera straordinaria negli ultimi decenni le attività di chi da questo requisito non può assolutamente prescindere perché decisivo per svolgerle nel proprio ambito di studio, di ricerca, di lavoro. Ambiti, per quel che ci riguarda, che vanno dalla progettazione agli studi territoriali e a quelli sul patrimonio culturale. E più in generale attraverso la Real-Time Computer Graphic dell’Entertainment l’interazione con simulazioni informatiche tridimensionali è oggi poi divenuta aspetto consueto dell’esperienza quotidiana di moltissime persone, i giovanissimi innanzitutto.

Carta del Rischio?

Lanciata negli anni ’90 da Giovanni Urbani, allora direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, l’idea di una Carta del Rischio del Patrimonio Culturale Italiano, prendeva corpo dalla coscienza che il Patrimonio Culturale è una risorsa non rinnovabile e proprio per questo andava adottato un sistema di gestione che, considerata l’evoluzione delle tecnologie all’epoca, poteva basarsi su sistemi informativi geografici nei quali la fusione di tutti i livelli di conoscenza, opportunamente strutturati, individuava precipuamente il rischio del Patrimonio e il connesso grado di urgenza.

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Tempio di Hera

Rilevamento e acquisizione di dati attraverso sensori sempre più sofisticati e precisi, accesso e utilizzo di basi di dati sempre più complesse e ricche, accresciuta capacità di analisi, elaborazione e fruizione dei dati attraverso servizi sempre più innovativi, uso di Internet. Sono queste le principali direttrici lungo le quali sta rapidamente evolvendo il settore delle tecnologie applicate ai beni culturali.

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C'è spazio per i Beni Culturali nelle smart cities?

Costruire una nuova città con i criteri smart è sicuramente più semplice di adattarne una storica. Smart o intelligente può significare ad esempio anche una cosa semplice come ottimizzare i punti di scambio nelle fermate del trasporto pubblico, ove l’impedimento del tessuto storico (o forse anche un po’ di incapacità progettuale) vanifica appieno le plurifunzionali app informative dei nostri palmari, dove un'intelligente integrazione di sistemi informativi consente di conoscere quale sia il modo migliore per raggiungere una località desiderata.

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