NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

 


 

itzh-CNenfrdejaptrues
Archeomatica 1 2022: GIGAPIXEL alla Galleria Nazionale dell'Umbria

Archeomatica 1 2022: GIGAPIXEL alla Galleria Nazionale dell'Umbria

Archeomatica 1 del 2022 dal titolo: "GIGAPIXEL alla Galleria Nazionale dell'Umbria", è disponibile online in modalità lettura!! Con questo numero Archeomatica entra nel discorso più delicato del suo settore d’interesse. Tutti sappiamo a che cosa servono le tecnologie dei beni culturali e lo constatiamo ogni giorno: a salvaguardare le nostre città e renderle piu’ vivibili, a proteggere e valorizzare le risorse del territorio, a produrre cultura e incentivare il turismo, a ridurre il lavoro, ad indagare lo stato di salute dei beni e a coprire distanze culturali.

Ma c’e’ anche un’attività silente che le tecnologie svolgono da decenni e che l’Italia, paese avanzato nella prevenzione e protezione dei beni culturali sul territorio, aggiorna da sempre e, cioè, da quando i suoi tesori e meraviglie, con la costituzione di uno stato nazionale nel 1861, gli sono appartenuti e sono entrati a far parte di tutti i livelli d’istruzione della sua popolazione residente. A questa data risale l’istituzione dell’Ufficio del Catalogo con il compito d’inventariare tutti i suoi beni e le singole proprietà, organicamente distribuite, provincia per provincia, regione per regione e comune per comune e che oggi dispone di una banca dati, il Catalogo Generale dei beni culturali, che archivia i dati amministrativi, o anagrafici di ogni risorsa, indipendentemente dalla sua appartenenza, anche privata, dalla sua importanza e dalla sua localizzazione. Serve a conoscerli, individuati e documentati, e a ritrovarli, al fine dell’intervento di profilassi urgente, anche di diagnostica di laboratorio e della loro valorizzazione, una specie di deposito aurifero alla portata di ciascun individuo. La legislazione recente ha inteso regolamentare l’evoluzione digitale delle tecnologie di documentazione, prima fra tutte la fotografia.

Pochi sono a conoscenza, anche nel mondo degli addetti ai lavori, del fatto che sul riconoscimento fotografico dell’opera d’arte nelle immagini che corredano le schede di Catalogo e’ fondata l’attività di recupero e di trasmissione al futuro dei beni culturali di ogni Soprintendenza che operi sul territorio e che alla classificazione del tipo di documento, cioè di quale immagine si tratti sotto il profilo tecnologico e del livello e profondità di definizione e quantita’ della risoluzione e’ affidata la possibilità di recupero del bene, la classificazione ed il suo valore, tanto piu’ quando la restituzione digitale della sua immagine dipenda da un computer e avvenga in automazione. In questo numero di Archeomatica cominciano ad intravvedersi le problematiche che impegneranno maggiormente gli storici del futuro nel passaggio al digitale, già attuato da decenni e che rischia di trasformare la documentazione d’archivio in un ammasso indistinto. Non e’ fondamentale solo l’elementare descrizione del fotogramma nel dettaglio del dato alfanumerico di archiviazione e da quale link che aggreghi la risorsa esso provenga, perché una banca dati restituisca l’integrità di ogni supporto documentale distintamente da un ammasso irriconoscibile di immagini disparate trattate digitalmente.

Il processo d’automazione deve determinare la caratteristica tecnologica dell’immagine allegata alla scheda e la specifica digitale del suo trattamento non univoco per ogni tipo di scansione. Una sorta di codice di restituzione applicato ad ogni fotogramma che ne pubblichi il grado e la scala di trattamento digitale coerente alla tecnologia impiegata in quanto differente dall’opera osservata ad occhio nudo e da una presa fotografica non aumentata. Fino a generare una sorta di tavola di concordanze, di spettro delle bande di frequenza se il bene e’ sonoro, oltre alle coordinate geografiche della posizione nel luogo di conservazione: un indice dell’arco d’incidenza cromatica e del livello raggiunto dalla scansione dell’oggetto restituito digitalmente, perché il rischio maggiormente temibile verso la conservazione di un’opera d’arte e’ la sua contraffazione e, equivalente ad una perdita, la contraffazione e diffusione di un documento appartenente ad un altro livello di presa, differente dalla ripresa di superficie e/o digitalmente modificato in modo irriconoscibile a chi la osservi per la prima volta o non la possa vedere perché perennemente inaccessibile.

 

 

E' POSSIBILE RICEVERLO IN SPEDIZIONE CARTACEA O DOWNLOAD DIGITALE  ABBONANDOSI QUI

 

  UNA PREVIEW ON-LINE E' DISPONIBILE A QUESTO LINK     

 


 Copia qui lo "short link" a questo articolo
www.archeomatica.it/3r98

Sostieni la rivista Archeomatica ed il sito Archeomatica.it  
Da sempre abbiamo affermato la valenza pratica delle tecnologie e della ricerca applicata ai beni culturali, strumento aperto di informazione e di conoscenza alla portata della curiosità. Il nostro lavoro è solo avviato dal sostegno dei produttori di tecnologie, dei professionisti, degli enti e dei lettori abbonati che sono orientati al campo d'interesse e diffusione, variabile quanto imprevedibile.
La scelta  dell'Open Access Digitale gratuito è stata ed è il sostegno di una tecnologia dirompente, corollario indispensabile di decodificazione della difficoltà e novità di linguaggio, al cui fianco la memoria della stampa cartacea su abbonamento non prescinde dal piacere della lettura tradizionale, che è per definizione insito nell'informazione, perché sia tale.
Senza il vostro acquisto dovremo presto convertire un prodotto per noi insostituibile.

Abbonatevi CLICCANDO QUI  


/div>

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo