Archeomatica 4 - 2019 - Archeologia, GIS e Termografia.

Stampa

In questo numero (Archeomatica 4 - 2019) presentiamo il progetto editoriale di Jerusalem - The Holy Sepulcre - Research and Investigations (2007-2011 edito nel 2019 a cura di Grazia Tucci.

Un progetto approfondito, completo, che affronta e ha affrontato il problema della vulnerabilità sismica di uno dei monumenti più famosi e affascinanti al mondo, da un punto di vista interdisciplinare, in una zona afflitta da una sismicità problematica per la futura sorte del monumento: una sfida ambiziosa, raccolta dal gruppo di ricerca creatosi a seguito della richiesta della comunità religiosa e scientifica di trovare soluzioni pratiche dinanzi alla possibilità di nuovi terremoti che, in un futuro prossimo, potrebbero mettere a rischio l’integrità strutturale,già di per se critica, della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Un approccio multidisciplinare quello portato avanti dal team di ricercatori e studiosi che ha lavorato su più fronti, analizzando il monumento da differenti punti di vista: la caratterizzazione geotecnica e geofisica, la misurazione metrica e conseguente realizzazione dei rilievi tridimensionali e la valutazione strutturale della vulnerabilità sismica.Una ricerca che, aldilà dei lavori realizzati e delle informazioni ottenute, ha messo in luce anche la controversa questione della diffusione e condivisione dei dati elaborati da precedenti ricerche e di come, ancora oggi, a volte, gli attori del mondo scientifico e accademico, anche per motivi logistici, faticano ad allinearsi verso un ottica comune: la libera circolazione delle informazioni.Una questione che da tempo affligge e penalizza coloro che si cimentano in nuove ricerche, i quali, talvolta,non possono usufruire della documentazione precedente realizzata da altri team di ricerca, rendendo il carico di lavoro, già di per se complesso e pesante, ancora più astruso e macchinoso. Uno scenario, questo,che si allontana dallo scopo epistemologico della ricerca scientifica e che si trasforma, in alcuni casi,nel tentativo di alcuni di appropriarsi di un bene comune, per il solo e unico scopo della realizzazione e affermazione personale. Non si vuole in questo contesto affermare che sia questo il caso, né tantomeno sostenere questa ipotesi, ma si vuole semplicemente riflettere su come, ancora oggi, nel 2020, con tutti gli strumenti digitali di cui si dispone, soprattutto nell'ambito di una ricerca internazionale di tale portate, quale è lo studio a cui si fa riferimento, sia avvenuta una “omissione” di informazioni che avrebbe potuto indubbiamente arricchire e, magari, semplificare la ricerca scientifica dello studio in oggetto.

L’articolo di Davide Mastroianni “Da Bing Maps alla cartografia archeologica finalizzata di Ostia Antica.L’utilizzo dell’algoritmo Spline di ArcMap” illustra l’interessante utilizzo dell’algoritmo Spline di ArcMap: questo strumento permette di georeferenziare immagini aeree o satellitari oblique, le quali essendo proiezioni prospettiche devono essere ortorettificate, processo svolto solitamente tramite da appositi programmi tipo GRASS, attraverso modelli DEM, in questo caso provenienti da bing maps, utilizzati dall’autore per la realizzazione della carta archeologica di aree ancora non scavate, di cui ancora nonsi disponeva di una planimetria. Tale algoritmo ha consentito la corretta georeferenziazione di immagini oblique, rendendo misurabili le evidenze archeologiche sepolte dei settori ancora non scavati della città di Ostia Antica in una cartografia in scala 1:5000.

Roberto Montagnetti e Luca Mandolesi nel contributo “QGIS, pyarchinit and blender: Surveying andManagement of Archaeological data with Open Source Solutions” presentano spunti interessanti su come operare all’interno di un GIS archeologico con metodologie open source e software come Qgis e PyArchinit,dando inoltre una dimostrazione di come i dati presenti all’interno del GIS possono essere usati per la realizzazione e di progetti di modellazione e mappatura 3D tramite il software Blender. Cesare Crove e Francesco Miraglia propongono un interessante caso studio di indagini diagnostiche non invasive e di come queste possano essere di supporto alla manutenzione programmate rilevando le aree di intervento. Con ciò mettendo in luce come rispetto alla tradizionale mentalità del restauro, la conservazione programmata accentui l’attenzione al lungo periodo e al rischio, richiedendo un’innovazione di processo e di tecnologie un cambiamento radicale della cultura operativa.

Buona Lettura dalla Redazione!

 

EDITORIALE
Gerusalemme. Una Ricerca Multidisciplinare.
di Renzo Carlucci

DOCUMENTAZIONE
6 La Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme: resoconto di una ricerca multidisciplinare
di Grazia Tucci

14 Da Bing Maps alla cartografia archeologica finalizzata di Ostia Antica. L’utilizzo dell’algoritmo Spline di ArcMap
di Davide Mastroianni

RIVELAZIONI
20 Indagini diagnostiche non invasive e manutenzione programmata. Analisi di un caso di studio: la torre del Monte di Scauri
di Cesare Crova, Francesco Miraglia

GUEST PAPER
30 QGIS, pyarchinit and blender: Surveying and Management ofArchaeological data with Open Source Solutions
by Roberto Montagnetti, Luca Mandolesi

RECENSIONE
25 I Sumeri
a cura di Francesca Salvemini

29 Jerusalem The Holy Sepulchre, Research and Investigation
a cura di Francesca Salvemini

RUBRICHE
26 Aziende e Prodotti
42 Agorà
46 Agenda

 

PUOI RICEVERLO IN SPEDIZIONE CARTACEA O DOWNLOAD DIGITALE 

ABBONANDOTI QUI

UNA PREVIEW ON-LINE E' DISPONIBILE A 
QUESTO LINK


I singoli articoli sono disponibili per gli autori in Open Access QUI

 

Sostieni la rivista Archeomatica ed il sito Archeomatica.it  
Da sempre abbiamo affermato la valenza pratica delle tecnologie e della ricerca applicata ai beni culturali, strumento aperto di informazione e di conoscenza alla portata della curiosità. Il nostro lavoro è solo avviato dal sostegno dei produttori di tecnologie, dei professionisti, degli enti e dei lettori abbonati che sono orientati al campo d'interesse e diffusione, variabile quanto imprevedibile.
La scelta  dell'Open Access Digitale gratuito è stata ed è il sostegno di una tecnologia dirompente, corollario indispensabile di decodificazione della difficoltà e novità di linguaggio, al cui fianco la memoria della stampa cartacea su abbonamento non prescinde dal piacere della lettura tradizionale, che è per definizione insito nell'informazione, perché sia tale.
Senza il vostro acquisto dovremo presto convertire un prodotto per noi insostituibile.
Abbonatevi CLICCANDO QUI