Altinum. Scoperto il sistema portuale

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Le ricerche condotte negli ultimi mesi tra terraferma e laguna dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con l’Università di Padova, hanno rivelato con chiarezza l’area portuale dell’antica Altino. Posta alla foce del fiume Sile, nella laguna veneta, Altinum, oggi Quarto d'Altino nella città metropolitana di Venezia, dopo essere stato insediamento paleoveneto fu, grazie alla sua favorevole posizione geografica, un florido municipio romano, con un agro centuriato. Sede vescovile nella tarda antichità, fu duramente saccheggiata da Attila nel 452. I cambiamenti climatici e ambientali, con l'innalzamento del livello del mare e l'abbandono del sistema di regolazione idraulica, determinarono nei secoli successivi lo spostamento del baricentro territoriale a Venezia e il ridursi dell’antico centro a piccolissimo borgo rurale in mezzo alle paludi.

Nella città, rilevante snodo commerciale dell’alto Adriatico, posta lungo la via Annia, confluivano i traffici provenienti dall’Europa settentrionale, dalla valle del Danubio, attraverso la via Claudia Augusta, quelli dall’entroterra padano, attraverso percorsi terrestri e vie d’acqua, e dalle rotte marittime che risalivano l’Adriatico toccando gli empori di Spina e di Adria. La città stessa era al centro di un'efficiente rete di canali. Legname, olio, vino, grano i beni che qui venivano scambiati, ma non mancavano le produzioni locali, come la lana, per cui la città andava famosa insieme alla particolare salubrità del clima. 

Negli studi passati il porto di Altino è stato sempre supposto, ma fino a oggi mai individuato con certezza. Sono ora le ricerche non invasive degli ultimi mesi a permettere di delineare e di individuare sul terreno, grazie a immagini aeree e satellitari, alle indagini geofisiche e a ricerche subacquee, il sistema portuale di cui l’antica città era dotata.

Un porto urbano che è stato ricostruito nitidamente nel suo aspetto e inoltre un sistema di porto diffuso nella laguna nord, evidenziato grazie alla rilettura delle strutture di età romana presenti.

Un successo rilevante dell’équipe coordinata da Carlo Beltrame, professore associato di archeologia marittima all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, che ha sviluppato la traccia scoperta dal collega Paolo Mozzi, professore associato di geologia dell’Università di Padova, anche lui nel progetto, in una immagine satellitare nel 2009 e pubblicata allora nella rivista Science (A. Ninfo, A. Fontana, P. Mozzi, F. Ferrarese, “The Map of Altinum, Ancestor of Venice” in Science 2009/31).

Ben leggibile appare ora una sorta di grande darsena ad elle, di quasi un ettaro, a ovest del centro urbano di Altino, svelato anch’esso in maniera stupefacente, e nella sua interezza, dallo stesso set di immagini. La darsena si inserisce perfettamente nella maglia ortogonale della città, ricompresa in un progetto urbanistico coerente e unitario, collegata grazie a uno stretto canale, delimitato da pali, all’attuale Canale Siloncello.

Grazie alla sinergica collaborazione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna e alla disponibilità della proprietà del terreno, attualmente in coltivazione, è stato possibile acquisire una notevolissima mole di informazioni e di dati attraverso le raccolte di superficie, carotaggi, analisi radiometriche di strutture lignee e indagini geomagnetiche. In particolare le indagini geofisiche hanno consentito di acquisire un’immagine nitida dell’area portuale, evidenziando numerosi edifici collocati attorno alla darsena in precedenza non noti, neppure da accurate analisi ed elaborazioni di immagini aeree.

Le indagini stanno inoltre permettendo di verificare la cronologia, con datazioni che si situano nel primo secolo d.C.

In acqua sono state indagate strutture già segnalate in passato nel canale di San Felice, il "Torrione romano", e a Ca' Ballarin, molto probabilmente posizionate lungo un percorso di navigazione interna, che dal mare portava al porto della città antica. L'intento è stato quello di reinterpretarle e affinare le datazioni che si confermano comunque di età imperiale romana. 

Tra i risultati apportati dalle indagini si segnala come rilevante la ricostruzione delle quote dei piani di uso di età romana, di grande interesse anche per gli studi sulla subsidenza lagunare.

Fonte: ca foscari news 

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